Articolo e video di Alice Redetti

Come lavoratrice dipendente, sono stata impiegata per una decina di anni nel settore alberghiero di lusso in Italia e Spagna e per altri nove in family office e banche private a Montecarlo. 

Mi sono stressata molto in parecchi dei diversi posti dove ho lavorato, forse in quasi tutti. A volte per il carico di lavoro con la mia solita paura di fare degli errori e a volte per il poco lavoro con una noia insopportabile per le ore che non passavano mai. 

Ma quello che mi ha stressato maggiormente sono state le relazioni con alcuni colleghi e superiori. 

Penso che il motivo di partenza, che allora non ero in grado di vedere, fosse il fatto che non ero dove desideravo, magari ero motivata da un posto prestigioso, interessante o da uno stipendio elevato ma difficilmente ricordo di essermi sentita al mio posto, me stessa. Avevo una sensazione che non ammettevo di riconoscere, almeno i primi anni, di non c’entrare niente con il luogo dove lavoravo. Ma non pensavo di avere il diritto di cercare un lavoro che mi appagasse, pensavo che il solo scopo del lavoro fosse lo stipendio per potermi mantenere. 

Adesso mi è più chiaro riconoscere che il fatto di non rispettare il mio sentire più profondo abbia incredibilmente facilitato la creazione di proiezioni inconsce sulla persona con la quale ero a più stretto contatto sul lavoro. 

All’epoca ero davvero convinta che la causa della mia sofferenza fosse il comportamento “sbagliato” dell’altra persona. Sono arrivata a lasciare molti dei miei lavori per non dovermi più trovare a contatto con la persona che mi smuoveva così tanto dentro! Ovviamente poi trovavo un’altra persona con la quale si creavano nuovamente dinamiche difficili. In alcune situazioni ci sono stati dei picchi davvero intensi che mi hanno lasciato priva di energie e con un’autostima pari a zero per lunghi periodi di tempo.

Negli ultimi anni in cui ho lavorato da dipendente invece le cose sono cambiate. Avevo iniziato il mio percorso di meditazione e di crescita personale e mano a mano che la mia consapevolezza aumentava, ho cominciato a essere in grado di ascoltare quello che non mi faceva stare bene senza più proiettare sulle persone accanto a me. Sentire il disagio nel corpo, dare nome alla sofferenza che mi attraversava senza proiettare all’esterno mi ha permesso di avere delle ottime relazioni lavorative e persino di fare nuove amicizie in ufficio. E poi, sì, sono anche riuscita ad attraversare il terrore che avevo all’idea di lasciare la sicurezza di un posto fisso per dedicarmi finalmente a quello che volevo davvero fare… ma questo è un altro capitolo!